Il sipario si apre lentamente. Sul palco, un tavolo illuminato da una luce calda rompe il silenzio del Teatro Padre Turoldo. Poi arriva una domanda, semplice solo in apparenza: “Quale parte di voi è qui? Quella vera o la maschera?”. È da questo momento che prende forma Il caffè delle maschere, spettacolo andato in scena il 7 maggio e realizzato interamente dagli studenti del liceo linguistico Galileo Ferraris di Taranto, autori non solo dell’interpretazione, ma anche della scrittura dell’opera.
Più che una rappresentazione scolastica, lo spettacolo si è rivelato un viaggio dentro le contraddizioni dell’uomo, costruito attraverso la letteratura europea e
il dialogo tra quattro lingue: inglese, francese, tedesco e spagnolo, utilizzate, non come semplice esercizio didattico, ma come parte viva della narrazione.
A guidare il pubblico è Pirandello, presenza costante che accompagna gli spettatori tra personaggi diversi, tutti uniti dalla stessa necessità: nascondersi dietro una maschera. In Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, l’apparenza diventa rifugio e condanna, ne Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas, la maschera si trasforma in vendetta e sopravvivenza. Con Der Sandmann di Hoffmann, il confine tra realtà e follia si spezza lentamente, mentre in Niebla di Miguel de Unamuno la domanda diventa ancora più inquietante: siamo davvero padroni della nostra esistenza o soltanto personaggi dentro una storia?
Il filo che unisce tutte le scene è la ricerca dell’identità. Ogni personaggio tenta di costruirsi un volto diverso: chi per essere amato, chi per vendicarsi, chi per fuggire dal dolore o dalla paura. Ogni scena, ogni lingua e ogni personaggio sembravano dialogare tra loro fino a convergere nell’ultima domanda lanciata al pubblico: “Chi siete davvero voi?”.
Con Il caffè delle maschere, gli studenti del liceo Ferraris hanno dimostrato che il teatro scolastico può diventare arte vera: un luogo in cui la letteratura prende vita e riesce ancora a interrogare profondamente chi guarda.


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